giovedì 2 maggio 2019

KILLING SONGS: THE KILLING MOON - ECHO & THE BUNNYMEN



Esistono canzoni che appena le senti capisci che ti sono già entrate dentro, così, all’improvviso, iniettando dentro di te una sensazione che sfugge al tuo controllo.
Canzoni che non ti lasciano respirare,  che ti esplodono dentro lasciandoti ammutolito, in ascolto.

The Killing Moon di Echo & the Bunnymen mi ha fatto questo effetto. L’ho sentita cantare da Manuel Agnelli e ho subito pensato che io questa soffice ballata onirica io la conoscevo già, che l’avevo già sentita milioni di volte anche se non avevo la più pallida idea di chi la cantasse.

E in effetti probabilmente l’avevo già sentita in diversi film (Donnie Darko, La ragazza della porta accanto, 13 reason why), ma più probabilmente era già dentro me prima ancora di essere scritta.

“È una canzone che riguarda la sensazione di essere predestinati“

Così ne parlava Ian Stephen McCulloch, il leader degli Echo & the Bunnymen, mentre raccontava di come il pezzo fosse stato registrato principalmente a Parigi, tra bottiglie di Beaujolais e centinaia di pacchetti di Gauloises,  negli Studios des Dames e Davout, attaccati a Monmartre. La leggenda, probabilmente messa in giro da McCulloch stesso, vuole che il ritornello della canzone gli fosse apparso in sogno cantato nientemeno da Frank Sinatra. 

“I’ve always said that The Killing Moon is the greatest song ever written. I’m sure Paul Simon would be entitled say the same about Bridge Over Troubled Water, but for me The Killing Moon is more than just a song. It’s a psalm, almost hymnal. It’s about everything, from birth to death to eternity and God – whatever that is – and the eternal battle between fate and the human will. It contains the answer to the meaning of life. It’s my “To be or not to be …” […] We went to Leningrad, then this place called Kazam, where nobody from outside Russia had been since 1943 or something. We went to a museum full of tractor parts and this very strange party organised by the young communists where everyone wore pressed Bri-nylon flares. But there was a lot of music and we came back full of ideas of Russian balalaika bands, which Les used for the middle of the song – this rumbling, mandolin-style bass thing.”Intervista da The Guardian. Ian McCulloch and Will Sergeant: how we made The Killing Moon

Nient’altro da aggiungere....




Testo:

The Killing Moon
ECHO & THE BUNNYMEN
Ocean Rain, 1984


Under blue moon I saw you 
So soon you'll take me 
Up in your arms, too late to beg you 
Or cancel it, though I know it must be 
The killing time 
Unwillingly mine 

Fate 
Up against your will 
Through the thick and thin 
He will wait until 
You give yourself to him 

In starlit nights I saw you 
So cruelly you kissed me 
Your lips a magic world 
Your sky all hung with jewels 
The killing moon 
Will come too soon 

Fate 
Up against your will 
Through the thick and thin 
He will wait until 
You give yourself to him 

Under blue moon I saw you 
So soon you'll take me 
Up in your arms, too late to beg you 
or cancel it though I know it must be 
The killing time 
Unwillingly mine 

Fate 
Up against your will 
Through the thick and thin 
He will wait until 
You give yourself to him 

Fate 
Up against your will 
Through the thick and thin 
He will wait until 
You give yourself to him 
You give yourself to him 

La la la la la... 

Fate 
Up against your will 
Through the thick and thin 
He will wait until 
You give yourself to him 
You give yourself to him 

La la la la la... 

Fate 
Up against your will 
Through the thick and thin 
He will wait until 
You give your...self to him 

Fate 
Up against your will 
Through the thick and thin 
He will wait until 
You give yourself to him 


La la la la la...

lunedì 29 aprile 2019

The road, recensione scomposta

Titolo: The Road
Genere: Drammatico, thriller.
Durata: 111 minuti.
Paese di produzione: Stati Uniti d’America.
Regia: John Hillcoat
Attori principali: Viggo Mortensen, Kodi Smit-McPhee , Charlize Theron, Guy Pearce, Robert Duvall, Molly Parker
Tratto da: romanzo Premio Pulitzeer 2006 "La strada" di Cormac McCarthy (Ed. Einaudi)
Musiche: Warren Ellis, Nick Cave
Data uscita: 28 Maggio 2010




Se n’era andata e quella freddezza era stata il suo ultimo regalo. Morì chissà dove nel buio.Non c’è altra storia da raccontare.




Un mondo post apocalittico, in coma. Zero forme di vita, vegetale ed animale. L’America è una pianura piatta e scheletrita in cui pochi superstiti vagano alla ricerca di cibo nel freddo senza luce di una fitta coltre di fumo.


Un padre (Viggo Mortensen) e suo figlio di circa 8 anni (Kodi Smit-McPhee) seguono la strada verso sud, alla ricerca di un clima più tollerabile, alla ricerca della salvezza, alla ricerca di un mare che non ha più nemmeno il colore del mare.

L’amore smisurato che c’è tra di loro, la mancanza di tutto, la consapevolezza del padre di non poter difendere il proprio figlio per sempre, il tentativo di insegnare al figlio come sopravvivere.




Una pellicola cupa, rigorosa, quasi insostenibile per lo spoglio realismo, che ha messo insieme con ritmo serrato il drammatico, il thriller, ed il post-apocalittico

The Road è un interessantissimo film a volte spietato, altre commovente realizzato nel 2009 dal regista australiano John Hillcoat, tratto con inutile fedeltà dal romanzo di Cormac McCarth La strada, pubblicato nel 2006 e vincitore del Premio Pulitzer nel 2007.

Il film è stato tenuto dal produttore nel cassetto per un anno e dal distributore italiano per altri sei mesi. Entrambi speravano che la crisi sociale, originata da quella economica, finisse, temendo che il tono greve che caratterizzava il film è la filosofia hobbesiana dell’ “homo homini lupus”, che ne era alla base, potesse appesantire il clima da crisi economica. Ma la crisi era appena cominciata, quindi non restava altro da fare...
E forse proprio a ripristinare un barlume di speranza serve la morale familiare religioso/cristiana con cui sembra chiudersi.


In tutto questo, la presenza di una star del calibro di Charlize Theron imposta da Hollywood ha spinto gli sceneggiatori a dare maggiore spazio al personaggio della moglie del protagonista, che nel libro di Mccarthy occupava poche pagine, togliendo equilibrio e conferendo pesantezza alla pellicola.

Spettacolare invece Viggo Mortensen, uno di quegli attori che ha talmente bisogno di immedesimarsi nel suo personaggio che ha deciso di dormire indossando i suoi vestiti quotidiani e di affamarsi in modo terribile, tanto che i commessi di un negozio di Pittsburgh lo hanno via, convinti che fosse un senzatetto.

Altro elemento degno di nota è la colonna sonora minimalista composta da Nick Cave e Warren Ellis, un sapiente miscuglio di suoni sinistri e oscura bellezza, tra violini, piano, suoni elettronici e loop sonori.

Ma questa non è la prima volta di Nick e del suo barbuto collega: lo aveva già fatto nei western "La proposta" e "L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford" e lo rifarà in seguito con Lawless, sempre di John Hillcoat.

Con poche e azzecate soluzioni pianistiche e l'immancabile violino, il duetto australiano è riuscito a ricreare in 17 sezioni strumentali un sottofondo onirico decadente e delicato per il lungometraggio, una finestra per riprendere fiato mentre ci muoviamo stretti tra il nero del mare e il grigio del cielo.

1. "Home" (2:04)
2. "The Road" (3:40)
3. "Storytime" (2:25)
4. "The Cannibals" (2:03)
5. "Water And Ash" (1:31)
6. "The Mother" (2:46)
7. "The Real Thing" (2:32)
8. "Memory" (3:42)
9. "The House" (3:16)
10. "The Far Road" (2:45)
11. "The Church" (1:34)
12. "The Journey" (4:14)
13. "The Cellar" (1:08)
14. "The Bath" (2:31)
15. "The Family" (3:41)
16. "The Beach" (3:45)
17. "The Boy" (3:11)


lunedì 11 febbraio 2019

GREEN BOOK: QUANDO NERO DOCET




Genere: Commedia
Regia: Peter Farrelly
Attori principali: Mahershala Ali, Viggo Mortensen, Linda Cardellini, Mike Hatton
Sceneggiatura: Nick Vallelonga, Peter Farrelly, Brian Hayes Currie
Fotografia: Sean Porter
Montaggio: Patrick J. Don Vito
Musica: Stu Goldberg, Kris Bowers
Produzione: DreamWorks, Participant
Anno e paese di uscita: USA, 2018




“Basta un passo, perché il mondo è ricco di persone sole che per timidezza non lo fanno”. Tony Lip

Wow! Per fortuna mi hanno consigliato di vederlo, perché credo che altrimenti Green Book non avrebbe mai attratto la mia attenzione. Un po' perché i film semi demenziali dei fratelli Farrelly non mi fanno impazzire ("Tutti pazzi per Mary" e "Scemo e più scemo", per intenderci), un p'’ perché il tema e la trama mi davano un po' un’idea di pesantezza.

E invece no, Green Book è un film che dice, ammazza se dice.


Una commedia on the road, con due figure in rilievo alle prese con un viaggio negli Stati Uniti più integralisti a bordo di un'elegante Cadillac azzurra, in un'America anni Sessanta, piena di odio e settarismo tra bianchi e neri, poveri e ricchi, omosessuali e eterosessuali.

La trama si basa sull'incontro/scontro tra i due protagonisti Viggo Mortensen, nei panni del buttafuori italoamericano Tony "Lip" Vallelonga, e Mahershala Ali, che interpreta Don Shirley, un raffinato pianista e jazzista nero di grande successo ed eleganza. Uno l'opposto dell'altro - un  po' rude, sbrigativo, sboccato ma leale e devoto alla famiglia il primo, educato, elegante, pieno di stile e colto il secondo -, i due viaggeranno insieme in turné - il bianco a fare da autista al nero - in un duetto pieno di situazioni picaresche e tragicomiche e imprevisti spesso divertenti e a tratti teneri ed emozionanti.

E infatti, a guardare bene, Green book è la storia di un percorso, perché ogni personaggio, in fondo, ne compie uno, fino ad arrivare ad un ribaltamento di piani etnici. Così Don Shirley, che inizialmente era il ritratto della solitudine e della compostezza, si ritroverà a trascorrere la cena di Natale a casa del nuovo amico, simbolo invece di incontaminati affetti.
Un ribaltamento in tutti i sensi, anche nella figura del “magical negro” proposta è riproposta da Spike Lee: qui non è un nero ma un bianco che nella trama del film ha lo scopo di aiutare non un bianco ma un nero a risolvere i propri problemi. Un “magical white”, insomma.

Anche il titolo riprende il tema dell’America segregazionista, perché fa riferimento al The Negro Motorist Green Book, una guida scritta da Hugo Green e pubblicata dagli anni 50, che serviva ai viaggiatori afroamericani a individuare motel e ristoranti che li avrebbero accettati senza rischi.

Il film è già stato riempito di riconoscimenti: standing ovation alle prime proiezioni al Toronto Film Festival dove si è aggiudicato il People’s Choices Award, vittoria ai Golden Globe Awards 2019 dove ha ricevuto 3 Golden Globe. In primis per la miglior commedia, poi per l’attore Mahershala Ali (visto recentemente anche in House of cards), e per la sceneggiatura ispirata alla storia semiseria realmente accaduta di Tony Lip, padre appunto dello sceneggiatore Nick Vallelonga, che ha scritto il film insieme al regista Peter Farrelly.
Manca solo il Premio Oscar, ma ci siamo quasi! Per il momento è candidato a 5 Premi Oscar 2019: miglior film, migliore attore protagonista (un incredibile Viggo Mortensen che per entrare nel personaggio è dovuto ingrassare di ben 20 kg), migliore attore non protagonista (Mahershala Ali, e, curiosità, sarebbe la prima volta per un musulmano), migliore sceneggiatura originale e migliore montaggio.

Insomma Green Book ha passato il mio esame e continuerò a ricordarlo per il suo perfetto equilibrio fra risata e parabola sulla tolleranza, per l’uomo raffinato che impara a mangiare il pollo fritto con le mani, così come per gli occhi degli schiavi nei campi della Louisiana quando vedono un autista bianco portare in giro il signore nero.

Perché, come Don Shirley insegna, “La dignità prevale su tutto. Sempre”.

"PELLE" di Erica Zanin

"PELLE" di Erica Zanin
Un romanzo in vendita su www.ilmiolibro.it

"PELLE", il mio primo romanzo che consiglio a tutti!

Siamo nella Milano dei giorni nostri, in quella zona periferica che da Greco conduce a Sesto San Giovanni. In un autobus dell'ATM, un autista, ormai stanco del suo lavoro, deve affrontare una baby gang che spaventa i suoi passeggeri. Si chiama Bruno ed è uno dei tanti laureati insoddisfatti costretti a fare un lavoro diverso da quello da cui ambivano: voleva fare il giornalista e invece guida l'autobus nella periferia di Milano. Ma non gli dispiace e non si lamenta. E' contento lo stesso: è il re del suo autobus e i suoi passeggeri sono solo spunti interessanti per i racconti che scrive. Li osserva dallo specchietto retrovisore, giorno dopo giorno, li vede invecchiare, li vede quando sono appena svegli e quando tornano dal lavoro stanchi morti, e passa il tempo ad immaginarsi la loro vita. Finché nella sua vita irrompe Margherita, con la sua vita sregolata, con i suoi problemi di memoria, con i suoi segreti. E tutto cambia. Fuori e dentro di lui.