lunedì 29 aprile 2019

The road, recensione scomposta

Titolo: The Road
Genere: Drammatico, thriller.
Durata: 111 minuti.
Paese di produzione: Stati Uniti d’America.
Regia: John Hillcoat
Attori principali: Viggo Mortensen, Kodi Smit-McPhee , Charlize Theron, Guy Pearce, Robert Duvall, Molly Parker
Tratto da: romanzo Premio Pulitzeer 2006 "La strada" di Cormac McCarthy (Ed. Einaudi)
Musiche: Warren Ellis, Nick Cave
Data uscita: 28 Maggio 2010




Se n’era andata e quella freddezza era stata il suo ultimo regalo. Morì chissà dove nel buio.Non c’è altra storia da raccontare.




Un mondo post apocalittico, in coma. Zero forme di vita, vegetale ed animale. L’America è una pianura piatta e scheletrita in cui pochi superstiti vagano alla ricerca di cibo nel freddo senza luce di una fitta coltre di fumo.


Un padre (Viggo Mortensen) e suo figlio di circa 8 anni (Kodi Smit-McPhee) seguono la strada verso sud, alla ricerca di un clima più tollerabile, alla ricerca della salvezza, alla ricerca di un mare che non ha più nemmeno il colore del mare.

L’amore smisurato che c’è tra di loro, la mancanza di tutto, la consapevolezza del padre di non poter difendere il proprio figlio per sempre, il tentativo di insegnare al figlio come sopravvivere.




Una pellicola cupa, rigorosa, quasi insostenibile per lo spoglio realismo, che ha messo insieme con ritmo serrato il drammatico, il thriller, ed il post-apocalittico

The Road è un interessantissimo film a volte spietato, altre commovente realizzato nel 2009 dal regista australiano John Hillcoat, tratto con inutile fedeltà dal romanzo di Cormac McCarth La strada, pubblicato nel 2006 e vincitore del Premio Pulitzer nel 2007.

Il film è stato tenuto dal produttore nel cassetto per un anno e dal distributore italiano per altri sei mesi. Entrambi speravano che la crisi sociale, originata da quella economica, finisse, temendo che il tono greve che caratterizzava il film è la filosofia hobbesiana dell’ “homo homini lupus”, che ne era alla base, potesse appesantire il clima da crisi economica. Ma la crisi era appena cominciata, quindi non restava altro da fare...
E forse proprio a ripristinare un barlume di speranza serve la morale familiare religioso/cristiana con cui sembra chiudersi.


In tutto questo, la presenza di una star del calibro di Charlize Theron imposta da Hollywood ha spinto gli sceneggiatori a dare maggiore spazio al personaggio della moglie del protagonista, che nel libro di Mccarthy occupava poche pagine, togliendo equilibrio e conferendo pesantezza alla pellicola.

Spettacolare invece Viggo Mortensen, uno di quegli attori che ha talmente bisogno di immedesimarsi nel suo personaggio che ha deciso di dormire indossando i suoi vestiti quotidiani e di affamarsi in modo terribile, tanto che i commessi di un negozio di Pittsburgh lo hanno via, convinti che fosse un senzatetto.

Altro elemento degno di nota è la colonna sonora minimalista composta da Nick Cave e Warren Ellis, un sapiente miscuglio di suoni sinistri e oscura bellezza, tra violini, piano, suoni elettronici e loop sonori.

Ma questa non è la prima volta di Nick e del suo barbuto collega: lo aveva già fatto nei western "La proposta" e "L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford" e lo rifarà in seguito con Lawless, sempre di John Hillcoat.

Con poche e azzecate soluzioni pianistiche e l'immancabile violino, il duetto australiano è riuscito a ricreare in 17 sezioni strumentali un sottofondo onirico decadente e delicato per il lungometraggio, una finestra per riprendere fiato mentre ci muoviamo stretti tra il nero del mare e il grigio del cielo.

1. "Home" (2:04)
2. "The Road" (3:40)
3. "Storytime" (2:25)
4. "The Cannibals" (2:03)
5. "Water And Ash" (1:31)
6. "The Mother" (2:46)
7. "The Real Thing" (2:32)
8. "Memory" (3:42)
9. "The House" (3:16)
10. "The Far Road" (2:45)
11. "The Church" (1:34)
12. "The Journey" (4:14)
13. "The Cellar" (1:08)
14. "The Bath" (2:31)
15. "The Family" (3:41)
16. "The Beach" (3:45)
17. "The Boy" (3:11)


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Siamo nella Milano dei giorni nostri, in quella zona periferica che da Greco conduce a Sesto San Giovanni. In un autobus dell'ATM, un autista, ormai stanco del suo lavoro, deve affrontare una baby gang che spaventa i suoi passeggeri. Si chiama Bruno ed è uno dei tanti laureati insoddisfatti costretti a fare un lavoro diverso da quello da cui ambivano: voleva fare il giornalista e invece guida l'autobus nella periferia di Milano. Ma non gli dispiace e non si lamenta. E' contento lo stesso: è il re del suo autobus e i suoi passeggeri sono solo spunti interessanti per i racconti che scrive. Li osserva dallo specchietto retrovisore, giorno dopo giorno, li vede invecchiare, li vede quando sono appena svegli e quando tornano dal lavoro stanchi morti, e passa il tempo ad immaginarsi la loro vita. Finché nella sua vita irrompe Margherita, con la sua vita sregolata, con i suoi problemi di memoria, con i suoi segreti. E tutto cambia. Fuori e dentro di lui.