giovedì 12 settembre 2019

MARTIN EDEN: L'EPICA DEL MARE E DELLA POESIA

  
Titolo: Martin Eden (Italia, Francia 2019)
Regia: Pietro Marcello
Attori principali: Luca Marinelli, Jessica Cressy, Denise Sardisco, Vincenzo Nemolato, Marco Leonardi
Sceneggiatura: Maurizio Braucci, Pietro Marcello
Fotografia: Francesco Di Giacomo, Alessandro Abate
Scenografia: Roberto de Angelis, Luca Servino
Musica: Marco Messina e Sacha Ricci per ERA, Paolo Marzocchi
Suono: Stefano Grosso
Effetti visivi: Luca Bellano
Data di uscita: 04 settembre 2019
Genere: Drammatico
Durata: 129’




“Seguì un lungo rombo: gli parve di scivolare lungo una china infinita, e in fondo in fondo sprofondò nel buio. Solo questo seppe. Sprofondava nel buio. E nel momento stesso in cui lo seppe, cessò di saperlo”.
Martin Eden, Jack London.

Martin Eden non è un nome italiano ma noi lo leggiamo all’italiana, con la “e”, perché la storia di questo film si è trasferita a Napoli, dalla San Francisco originale in cui è ambientato il romanzo omonimo di Jack London.

Pietro Marcello lo reinterpreta così, con un tentativo riuscito di mettere da parte il timore reverenziale e trasformare un autore classico come Jack London in contemporaneo. E così, se il romanzo è del 1909, il racconto si estende all’intero “secolo breve” europeo, grazie anche alla capacità del regista casertano di fondere formati, sequenze, foto, filmati d’archivio e stili differenti in felice anarchia temporale.

E infatti il film si apre con un filmato di repertorio che ritrae l’anarchico Errico Malatesta durante la manifestazione a Savona dell’1 maggio 1920. Ma, un po' come in tutti i corsi e ricorsi della storia, anche in questa pellicola il tempo della speranza lascia presto il posto al tempo della burrasca, quella contemplata nella stessa Teoria dell’evoluzione di Spencer. Il risultato sarà l’improvviso inabissarsi dell’antico veliero e, con lui, l’approdo sulla terra ferma di tutti coloro che hanno creduto nella lotta di classe e nell’emancipazione.

E la storia in questo caso è quella di Martin Eden, un marinaio, squattrinato e poco acculturato,che ha salvato da un pestaggio Arturo, un giovane rampollo della borghesia industriale che lo invita nella sua casa. A questo punto, il grande Luca Marinelli entra con l’intensità che lo caratterizza nei panni di questo marinaio autodidatta che, catapultato all’improvviso in un ambiente alto-borghese, in cui si sente un reietto, con tante rinunce e sacrifici, conquista fama e successo da letterato. 

La molla di tutto è l’incontro con Elena Orsini (Jessica Cressy), la sorella del ragazzo, di cui s’innamora. Fra i due c’è un abisso sociale e culturale, in cui la storia entra nella storia per mezzo di una narrazione che replica i meccanismi del subconscio, tra associazioni mnemoniche e oniriche di visioni del passato (i balli con la sorella da bambini) e il racconto della Storia con la S maiuscola vissuta dal l’individuo e dalla collettività.

Siamo infatti nel secondo dopoguerra, in un clima politico agitato segnato dai conflitti tra lavoratori e capitale, tra gli ideali del socialismo e del liberalismo, che innesca le riflessioni di Martin.
In questo contesto, detto con le parole di Luca Marinelli, «Martin Eden è un essere umano di grande sensibilità, di grande curiosità e di grande empatia; ha un’enorme voglia di scoprire, di vedere, di toccare con mano. Subisce però innumerevoli delusioni. Scala una montagna solo per apprendere, una volta giunto in cima, che vi risiede un triste accampamento, e che la cosa migliore non è mai stata arrivare fin lì, alla meta, ma forse proprio la partenza. Il viaggio».

Così, grazie a questo film, l’attore romano,  che avevo già apprezzato in Lo chiamavano Jeeg Robot dove interpretava la parte dello Zingaro, si è aggiudicato la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, durante la cerimonia di premiazione della Mostra del Cinema di Venezia. E dajeee: pare che dopo il discorso che ha pronunciato gliene volessero dare un'altra! 😁

"Giuro che non sarò breve. Mi sembra una situazione assurda, prima che vi rendiate conto dell'errore che avete fatto vado avanti con i saluti. Vorrei ringraziare Pietro Marcello, per la fiducia e per avermi regalato questa avventura. Napoli che si è donata corpo e immagine a questo film. Vorrei ringraziare mia moglie e due meravigliosi figli che accarezzano la mia anima con i loro sorrisi. Ho questo premio tra le mani grazie a Jack London, che ha creato questo personaggio del marinaio. Vorrei ringraziare tutti i marinai e le persone che salvano gli uomini in mare".

Insomma, un film bello e beffardo come un destino che comincia a sorriderti solo quando non serve più. Come quello di Martin, e del suo tentativo di fare della cultura uno strumento di emancipazione, nonché la ragione della propria esistenza. Per poi rimanerne deluso, perdendo il senso della propria arte.

Ma per quanto disilluso e tormentato, l’eroe di Jack London ci ricorda che non esiste alcuna emancipazione senza quell’empatia che ti scalda il cuore.

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Siamo nella Milano dei giorni nostri, in quella zona periferica che da Greco conduce a Sesto San Giovanni. In un autobus dell'ATM, un autista, ormai stanco del suo lavoro, deve affrontare una baby gang che spaventa i suoi passeggeri. Si chiama Bruno ed è uno dei tanti laureati insoddisfatti costretti a fare un lavoro diverso da quello da cui ambivano: voleva fare il giornalista e invece guida l'autobus nella periferia di Milano. Ma non gli dispiace e non si lamenta. E' contento lo stesso: è il re del suo autobus e i suoi passeggeri sono solo spunti interessanti per i racconti che scrive. Li osserva dallo specchietto retrovisore, giorno dopo giorno, li vede invecchiare, li vede quando sono appena svegli e quando tornano dal lavoro stanchi morti, e passa il tempo ad immaginarsi la loro vita. Finché nella sua vita irrompe Margherita, con la sua vita sregolata, con i suoi problemi di memoria, con i suoi segreti. E tutto cambia. Fuori e dentro di lui.