sabato 2 giugno 2018

DOGMAN: IL WESTERN DE NOI ALTRI SI FA POESIA


Regia: Matteo Garrone
Attori principali: Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Nunzia Schiano, Adamo Dionisi, Francesco Acquaroli
Genere: Drammatico
Uscita: Italia, 2018
Durata: 100 minuti



"Ho iniziato a lavorare alla sceneggiatura dodici anni fa: nel corso del tempo l'ho ripresa in mano tante volte, cercando di adattarla ai miei cambiamenti. Finalmente, un anno fa, l'incontro con il protagonista del film, Marcello Fonte, con la sua umanità, ha chiarito dentro di me come affrontare una materia così cupa e violenta, e il personaggio che volevo raccontare: un uomo che, nel tentativo di riscattarsi dopo una vita di umiliazioni, si illude di aver liberato non solo se stesso, ma anche il proprio quartiere e forse persino il mondo. Che invece rimane sempre uguale, e quasi indifferente", Matteo Garrone.

Impressioni

Il ringhio di un pitbull da combattimento. Un uomo piccolo e mite: Marcello. Un negozio di toelettatura, Dogman, appunto.

La periferia, proprio lì, sospesa tra tra metropoli e natura selvaggia, a bordo del mare. E il degrado.

Simone, un ex pugile, che intimidisce, taglieggia e umilia. Lo sguardo smarrito di Marcello in riva al mare. Sopraffazione e sottomissione. In un'Italia terra di nessuno.

La complessa realtà e la necessità che condiziona le scelte. Belve ferite. La quieta rivalsa del Canaro della Magliana, infine, e una nuova dignità riconquistata. Forse.


Curiosità



1. Marcello premiato al Festival di Cannes

"La mia vita è il cinema". È' Marcello Fonte a parlare, una grandissima sorpresa con alle spalle una storia emozionante di resistenza morale alle difficoltà della vita, nonché Palma d'oro a Cannes per il miglior attore in Dogman:
«Marcellooo!», ha urlato Benigni.
«Pensavano che non avessi capito ma invece io volevo godermelo. La vita è piena di cose brutte. "Facciamolo durare un po' di più" mi sono detto. E ho contato fino a tre» ha detto lui.

2. Un po' dramma, un po' western
Il mio film è anche un western, ha detto Matteo Garrone a proposito di Dogman. E infatti l'ambientazione è una periferia romana fatta di edifici all'apparenza disabitati, strade sterrate, muri scrostati, buoni che diventano cattivi e viceversa.

3. La trilogia della violenza
Dogman completa la trilogia sulla violenza, andando ad aggiungersi ai due precedenti drammi cupi ispirati alle storie vere di un'Italia di degrado, corruzione e iniquità:

- L'imbalsamatore (2002), ispirato alla vicenda di cronaca romana del "nano di Termini"
- Primo Amore (2004), che riprende Il cacciatore di anoressiche, il romanzo autobiografico del 1997 di Marco Mariolin.

Tra orrore, ossessione (per il bello, per il corpo perfetto, vivo o morto) e oscurità della mente umana.

4. Dieci minuti di applausi
Quelli che hanno accolto la proiezione ufficiale al Gran Theatre Lumiere.

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Siamo nella Milano dei giorni nostri, in quella zona periferica che da Greco conduce a Sesto San Giovanni. In un autobus dell'ATM, un autista, ormai stanco del suo lavoro, deve affrontare una baby gang che spaventa i suoi passeggeri. Si chiama Bruno ed è uno dei tanti laureati insoddisfatti costretti a fare un lavoro diverso da quello da cui ambivano: voleva fare il giornalista e invece guida l'autobus nella periferia di Milano. Ma non gli dispiace e non si lamenta. E' contento lo stesso: è il re del suo autobus e i suoi passeggeri sono solo spunti interessanti per i racconti che scrive. Li osserva dallo specchietto retrovisore, giorno dopo giorno, li vede invecchiare, li vede quando sono appena svegli e quando tornano dal lavoro stanchi morti, e passa il tempo ad immaginarsi la loro vita. Finché nella sua vita irrompe Margherita, con la sua vita sregolata, con i suoi problemi di memoria, con i suoi segreti. E tutto cambia. Fuori e dentro di lui.