domenica 11 marzo 2018

Chiamami col tuo nome: tra cavità del cuore, botole del desiderio e buchi del tempo



Titolo: Chiamami col tuo nome
Autore: André Aciman
Traduzione: Valeria Bastia
Pagine: 271
Editore: Guanda
Anno: 2017
Voto: 4/5 

“A ciascuno di noi capita un periodo di ‘traviamento’: quando nella vita cambiamo strada e non troviamo più la ‘diritta via’. L’ha fatto anche Dante. Qualcuno si ravvede, qualcuno finge di ravvedersi, qualcuno non torna più indietro, altri rinunciano ancor prima di cominciare e altri ancora, per paura di smarrirsi, si ritrovano in eterno a vivere la vita sbagliata." André Aciman, Chiamami col tuo nome.

Siamo "da qualche parte nel Nord Italia", nell'estate del 1983, una di quelle estati che segnano la vita per sempre.

Elio ha diciassette anni, e per lui sono appena iniziate le vacanze estive che trascorrerà, come al solito, nella grande villa in campagna, insieme alla sua famiglia

E' qui che, in una splendida ambientazione italiana anni '80, come ogni anno arriva da New York "l'ospite dell'estate", il fortunato giovane letterato accuratamente selezionato dal professor Pearlman (il padre di Elio), che avrà l'occasione di trascorrere sei settimane in quel posto ameno per rivedere in tutta serenità il proprio manoscritto prima della pubblicazione.

E quello che per Elio sembrava essere soltanto "l'ennesima scocciatura" a cui dovrà cedere provvisoriamente la sua camera, si rivelerà la miccia di un desiderio inatteso prima, e di un rapporto profondo e complicato dopo. Fino al punto di non ritorno.

Nell'intermezzo, una storia di sguardi, corpi e scoperte con due protagonisti principali ben definiti e autentici. Da una parte Elio, un musicista diciassettenne un po' tormentato e pieno di contraddizioni, decisamente colto per la sua età, ma ancora acerbo e inesperto sul lato sentimentale e insicuro su come comportarsi e relazionarsi con Oliver.
Dall'altra parte Oliver, il ventiquattrenne americano neolaureato, "il classico tipo inavvicinabile" che subito conquista tutti con la sua bellezza e i modi anche disinvolti, quasi sfacciati, oltre che con i suoi Dopo!. Ma anche una persona piena di insicurezze, dubbi e desideri.

I due ragazzi hanno l'occasione di condividere conversazioni appassionate su libri e film, discussioni sulle loro comuni origini ebraiche, nuotate mattutine, partite a tennis, corse in bici e passeggiate in paese. Ma non solo.
Tra silenzi, giochi di sguardi, sfioramenti e malintesi, tra loro nascerà un desiderio inesorabile quanto inatteso e un'intimità totale, anche se il rapporto che si creerà tra i due "ebrei della discrezione" non sarà affatto facile.


Volevo essere come lui? Volevo essere lui? O forse volevo solo averlo? Oppure «essere» e «avere» sono verbi del tutto inadeguati nell'intricata matassa del desiderio, per cui avere il corpo di qualcuno da toccare ed essere quel qualcuno che desideriamo toccare è la stessa cosa, sono solo rive opposte di un fiume che scorre dall'uno all'altro, poi torna indietro e infine va di nuovo verso l'altro, e ancora, e ancora, un circuito perpetuo dove le cavità del cuore, come le botole del desiderio e i buchi del tempo e il cassetto a doppiofondo che chiamiamo identità, condividono una logica ingannevole, secondo la quale la distanza più breve tra vita reale e vita non vissuta, tra ciò che siamo e ciò che vogliamo, è una scalinata tortuosa progettata con l'empia crudeltà di M.C.

Insomma, un libro di straordinaria bellezza, uno di quei libri che vorresti non finissero mai, che racchiude una storia così intensa con uno stile poetico e allo stesso tempo immediato, diretto al punto giusto.

Perché la storia raccontata in questo libro, pur essendo sicuramente definibile una storia gay, non può comunque essere imprigionata in un genere. Ma se proprio dobbiamo catalogarlo "Chiamami col tuo nome" potrebbe essere definito un roman d’analyse, la storia della scoperta del mondo interiore di questo ragazzo di 17 anni, dei suoi dubbi e delle sue incertezze, sessuali e non, e il racconto in prima persona della difficoltà di stare al mondo che tutti abbiamo provato, indipendentemente dal nostro essere etero o omo.

A scriverlo, André Aciman, professore di letteratura comparata statunitense (anche se nato ad Alessandria d'Egitto in una famiglia ebraico-sefardita di origini turche), che conosce bene il nostro paese perché la sua famiglia vi si era trasferita nel 1965 per sfuggire alle persecuzioni degli ebrei promosse dal presidente Nasser.

La scrittura di Aciman ci trasporta in un mondo incantato, un mondo fatto di poesia e di musica ma anche di biciclettate e partite a tennis, un mondo romantico ma anche triviale, così come tenero e fragile ma anche brutale sul piano linguistico e fisico. Mi riferisco ad esempio alla scena della masturbazione con la pesca, di una carnalità impressionante che non credo dimenticherò mai.

La narrazione in prima persona è affidata ad Elio, e ci porta dritti nella sua testa, mostrandoci da vicino la profondità del suo tormento, l'inquietante attrazione provata per Oliver e la paura di non essere ricambiato o di essere addirittura respinto.
Lasciandosi trasportare dalle sue emozioni e dai suoi pensieri si finisce per rimanere intrappolati in una meditazione proustiana sul tempo e sul desiderio, tipico di quell'età della vita da cui nessuno vuole davvero staccarsi, pur senza volerci tornare mai, e non a caso Aciman è un grande esperto a livello accademico delle opere di Marcel Proust. E' lo stesso padre di Elio a spiegarlo in un modo veramente toccante: 


«La maggior parte di noi non riesce a fare a meno di vivere come se avesse a disposizione due vite, la versione temporanea e quella definitiva. Invece di vita ce n'è una sola, e prima che tu te ne accorga ti ritrovi col cuore esausto e arriva un momento in cui nessuno lo guarda più, il tuo corpo, e tantomeno vuole avvicinarglisi. Adesso soffri. Non invidio il dolore in sé. Ma te lo invidio, questo dolore. [...] Rinunciamo a tanto di noi per guarire più in fretta del dovuto, che finiamo in bancarotta a trent'anni, e ogni volta che ricominciamo con una persona nuova abbiamo meno da offrire. Ma non provare niente per non rischiare di provare qualcosa....che spreco!»

E mentre scorri le righe finali, capisci che ormai questa storia di formazione e di educazione sentimentale ti è entrata sotto la pelle e che non te ne libererai facilmente.
Mentre in bocca ti rimane il sapore della lontananza e della nostalgia.

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Siamo nella Milano dei giorni nostri, in quella zona periferica che da Greco conduce a Sesto San Giovanni. In un autobus dell'ATM, un autista, ormai stanco del suo lavoro, deve affrontare una baby gang che spaventa i suoi passeggeri. Si chiama Bruno ed è uno dei tanti laureati insoddisfatti costretti a fare un lavoro diverso da quello da cui ambivano: voleva fare il giornalista e invece guida l'autobus nella periferia di Milano. Ma non gli dispiace e non si lamenta. E' contento lo stesso: è il re del suo autobus e i suoi passeggeri sono solo spunti interessanti per i racconti che scrive. Li osserva dallo specchietto retrovisore, giorno dopo giorno, li vede invecchiare, li vede quando sono appena svegli e quando tornano dal lavoro stanchi morti, e passa il tempo ad immaginarsi la loro vita. Finché nella sua vita irrompe Margherita, con la sua vita sregolata, con i suoi problemi di memoria, con i suoi segreti. E tutto cambia. Fuori e dentro di lui.